Maria del Carmen Squeff, Rappresentante Permanente dell’Argentina presso la FAO,sulla Riforma del CFS: quali cambiamenti per il futuro?
“L’imperativo del nostro millenio è costruire un nuovo tipo di cittadinanza: il cittadino del mondo”.
Ma di che tipo di cittadino stiamo parlando? Questa è la domanda che dobbiamo farci, questo è ciò che dobbiamo considerare. Se ritentiamo cittadini solo coloro che hanno un titolo di studio, un contratto di lavoro, un documento di identità…ebbene, stiamo dimenticando ed escludendo milioni di persone che hanno invece pari diritto a poter costruire la propria vita e dar seguito ai propri sogni uscendo dalla propria condizione di povertà. Molti sono i piani e i progetti attuati per sconfiggere la fame nel mondo ma pochi sono stati i passi avanti realizzati, molti di questi piani sono infatti risultati insufficienti se non addirittura dannosi.
La riforma del CFS ha posto le basi per poter lavorare alla creazione di reali miglioramenti. Tale processo di riforma ha visto coinvolta la FAO, le ong e la società civile che, nello specifico, ha svolto un ruolo fondamentale ed estremamente attivo, non manca di sottolineare l’ambasciatrice.
Maria del Carmen Squeff pone all’attenzione del pubblico tre punti fondamentali della Riforma per sottolineare la nuova visione che si intende portare avanti:
1) L’importanza che è stata data alla creazione di un meccanismo mondiale che permetta la partecipazione della società civile ai processi di consultazione e di riforma che avvengono all’interno delle organizzazioni internazionali.
2) Il ruolo fondamentale attribuito allo scambio e al lavoro fra le diverse agenzie delle Nazioni Unite al fine di dare risposte integrali e interdisciplinari e aumentare il rendimento di ciascuna agenzia: la collaborazione aumenta lo scambio di informazioni e la possibilità di creare piani di lavoro che rispondano alle esigenze mondiali.
3) Mettere in stretta relazione lo sviluppo con il concetto di azione e di cultura. Questo significa abbandonare completamente l’idea di assistenzialismo ancora troppo utilizzata e che in questo periodo di crisi alimentare ancora una volta è risultata essere la prima azione realizzata dalle organizzazioni internazionali. E’ una situazione che dev’essere cambiata: non solo bisogna insegnare a produrre ma bisogna anche considerare con quali strumenti e secondo quali criteri, ovvero considerare le differenze culturali locali.
La Riforma del CFS sottolinea la necessità che non siano solo i singoli stati nazionali a lavorare per combattere la fame ma che sia un lavoro che comprenda una moltitudine di attori perchè solo dalla differenza e dalla cooperazione possono nascere soluzioni globali.