Antonio Onorati, focal point italiano per l’IPC, ha ripercorso i momenti chiave del lavoro dei movimenti sociali rispetto alla sovranità alimentare.
A partire dal Forum della società civile del 1996 in cui il concetto di Sovranità Alimentare è stato fondato, citando le rivendicazioni specifiche di ognuno di questi forum, è approdato a quello di Porto Alegre del 2006 che ha segnato un un passo importante nei rapporti con le istituzioni. In quel momento, infatti, in occasione della Conferenza sulla Riforma agraria e lo sviluppo agricolo organizzato dalla FAO, più di 80 governi hanno riconosciuto come l’accesso alla terra rappresenti un diritto fondamentale e un punto essenziale per lo sviluppo.
Altra tappa fondamentale è stata successivamente l’affermazione del principio di “territorio” come concetto più ampio che sorpassa ed include quello di “terra”.
In questo percorso di rivendicazione le organizzazioni della società civile non si sono limitate negli anni a lavorare nella direzione del cambiamento delle politiche globali, ma anche del modo in cui le decisioni vengono prese e da parte di quali attori.
I governi - continua Onorati - non possono decidere soli ma coloro che si sono e si stanno affermando come attori anche organizzati e strutturati della produzione, trasformazione del cibo e degli alimenti devono, a pieno titolo, partecipare alla governance globale di cibo e agricoltura.
Questa capacità di partecipazione all’elaborazione delle politiche,che è stata riconosciuta a livello planetario, ha fatto evolvere i movimenti nella direzione della costruzione di alternative sostenibili di modi di produzione alternativi ma anche reali, competitivi e non di nicchia.
Onorati ha concluso affermando che la terra non è di nessuno, la terra è di chi la coltiva e la lavora nel rispetto dell’ambiente e che bisogna garantire il diritto delle future generazioni di accedervi come vi stiamo accedendo noi: “questo è quello che io intendo per sovranità alimentare.”

